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FOMO e ansia nei giovani: il bisogno di non perdere nulla e il confronto continuo con gli altri

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Una notifica arriva mentre si sta studiando, una storia mostra gli amici a una festa e una chat continua a riempirsi di messaggi. Anche quando si è impegnati in altro, può nascere la sensazione di dover controllare subito, per non restare esclusi o perdere qualcosa di importante. Questa esperienza è spesso chiamata FOMO, acronimo di Fear of Missing Out, cioè la paura di essere tagliati fuori da occasioni, relazioni o momenti vissuti dagli altri.

La FOMO non è di per sé una diagnosi. È un modo per descrivere un timore che, in alcune fasi o situazioni, può diventare insistente e intrecciarsi con l’ansia, il bisogno di approvazione e il confronto sociale. Comprenderne i meccanismi aiuta a chiedersi che cosa si sta cercando davvero quando si apre un’app: informazione, contatto, rassicurazione o la prova di essere ancora inclusi?

Che cos’è la FOMO e perché può coinvolgere i giovani

Il desiderio di appartenere a un gruppo e di sentirsi in relazione è umano. Nei giovani, quando identità, amicizie e autonomia sono ancora in evoluzione, il giudizio e l’accettazione dei pari possono avere un peso particolare. I social rendono visibili molte attività altrui e permettono di restare in contatto, ma possono anche far sembrare che gli altri siano sempre insieme, si divertano di più o facciano esperienze più significative.

Il punto non è stabilire che i social siano sempre dannosi, né che ogni controllo frequente sia un problema. Conta il significato che quel comportamento assume per la persona e l’effetto che ha sulla sua quotidianità. Per alcuni, approfondire il legame tra piattaforme digitali e malessere può essere utile leggendo anche questo articolo sull’ansia legata all’uso dei social media.

Il confronto continuo: vedere gli altri attraverso una vetrina

Online si incontrano spesso immagini selezionate: viaggi, successi, momenti di festa, traguardi e relazioni raccontate nei loro aspetti più piacevoli. Il confronto può diventare sbilanciato quando si paragona la propria esperienza completa, con dubbi e giornate ordinarie, alla parte più curata della vita altrui.

Da qui possono nascere pensieri come: “Tutti si divertono senza di me”, “Sto facendo meno degli altri” oppure “Se non rispondo subito, perderò il mio posto nel gruppo”. Questi pensieri non sono fatti: sono interpretazioni, talvolta comprensibili ma non sempre accurate. Quando si ripetono, possono alimentare insicurezza e rendere più difficile godersi ciò che si sta facendo nel presente.

Il timore del giudizio può contribuire al circolo del confronto: si osservano gli altri per capire come comportarsi e si misura il proprio valore attraverso reazioni, visualizzazioni o risposte. Per esplorare questo aspetto può essere utile approfondire il tema della paura del giudizio degli altri e dell’ansia sociale, senza usare una lettura divulgativa per formulare diagnosi su di sé.

Quando la FOMO si intreccia con l’ansia

La FOMO può trasformarsi in una fonte di tensione quando il bisogno di controllare diventa difficile da interrompere o interferisce con sonno, studio, lavoro, relazioni e tempo libero. Per esempio, una persona potrebbe controllare ripetutamente le notifiche durante una conversazione, sentirsi inquieta quando il telefono non è disponibile o accettare impegni che non desidera per paura di essere esclusa.

Questi comportamenti, presi singolarmente, non bastano a indicare un disturbo. È più utile osservare il quadro complessivo: quanto spazio occupa la preoccupazione? Quanto limita le scelte? La persona riesce a tollerare di non sapere che cosa sta succedendo per un po’? Le risposte aiutano a comprendere il disagio, ma una valutazione clinica richiede un colloquio professionale e tiene conto della storia individuale.

Come ridurre il confronto e usare i social con maggiore intenzionalità

Non è necessario eliminare le piattaforme per provare a modificare un rapporto che genera stress. Si può iniziare con piccoli esperimenti, osservando che cosa cambia nel proprio umore e nelle proprie abitudini:

  • Riconoscere il momento del controllo: prima di aprire un’app, fermarsi un istante e chiedersi che cosa si sta cercando. Se è rassicurazione, è possibile che il controllo dia sollievo solo temporaneo.
  • Creare pause realistiche: scegliere alcuni momenti della giornata in cui silenziare le notifiche, ad esempio durante lo studio, i pasti o prima di dormire.
  • Distinguere un’immagine dalla vita intera: ricordare che un post mostra una porzione selezionata dell’esperienza, non il quadro completo.
  • Coltivare attività non misurate dalle reazioni online: dedicare tempo a interessi e relazioni che abbiano valore anche senza essere documentati o condivisi.
  • Allenare un confronto più equo: chiedersi se si stanno paragonando situazioni simili e se si conoscono davvero le circostanze dell’altra persona.

Queste indicazioni non sono una terapia né una soluzione valida per tutti. Possono essere spunti di osservazione. Se il disagio è persistente, compromette la vita quotidiana o si accompagna a un forte senso di solitudine, parlarne con una persona di fiducia o con un professionista può aiutare a mettere a fuoco i bisogni che si trovano dietro al timore di restare esclusi. Per chiedere informazioni o valutare un colloquio, è possibile consultare la pagina dei contatti del dott. Fausto Girone.

FAQ sulla FOMO nei giovani

La FOMO è un disturbo psicologico?

No, il termine descrive la paura di perdere esperienze o di essere esclusi; non è, da solo, una diagnosi. Se il disagio è rilevante, un professionista può valutarne il significato nel contesto personale.

Come posso capire se il confronto sui social mi fa stare male?

Può essere utile osservare come ci si sente prima e dopo aver consultato i social e se il confronto influenza l’autostima, le scelte o le relazioni. Un singolo comportamento non permette di trarre conclusioni cliniche.

È necessario smettere di usare i social?

Non necessariamente. Per alcune persone può essere più utile stabilire pause, rivedere le notifiche o selezionare i contenuti seguiti. L’obiettivo è cercare un uso più consapevole, compatibile con il proprio benessere e con le proprie esigenze.

ansia, autostima

Fuse

Il dr. Fausto Girone è Psicologo-Psicoterapeuta ad indirizzo cognitivo-comportamentale e terapeuta EMDR – I e II Liv. – (Eye Movement Desensitization and Reprocessing). E’ socio ordinario S.I.T.C.C. e dell’ Associazione EMDR Italia.
Specializzazione quadriennale in Sessuologia Clinica conseguita presso A.I.S.P.A Milano

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