Come uscire dalla rupofobia con la psicoterapia cognitivo comportamentale

Rupofobia

La rupofobia è un disturbo d’ansia, per chi ne è affetto anche solo il possibile contatto con lo sporco può provocare una paura intensa, persistente ed irragionevole.

Il soggetto affetto da fobia dello sporco, potrà mettere in atto una serie di comportamenti atti a limitare questa paura: ad esempio pulire in modo scrupoloso la casa e gli altri oggetti di uso quotidiano con detergenti e disinfettanti, lavarsi continuamente le mani o far uso, ogni volta che entra in contatto con lo sporco, di guanti e grembiuli e quando suo malgrado non può evitarlo, può sperimentare un’intenso disagio e ansia e nei casi più gravi la persona sperimenta veri e propri attacchi di panico.

Tali comportamenti possono essere il segnale di un disturbo ossessivo compulsivo nel momento in cui si manifestano alcuni sintomi quali:

1) presenza di ossessioni, con idee di contaminazione: ovvero un’ insistente timore qualcuno dei loro familiari o la persona stessa, possa ammalarsi entrando in contatto con qualche germe o qualche sostanza tossica. In altri casi vi è un intenso disgusto nell’entrare in contatto con certe sostanze o con lo sporco. Molto spesso è la persona stessa a ritenere infondati o esagerati i contenuti ossessivi anche se in altri casi l’ansia legata è così intensa da non ritenerli eccessivi o irrazionali.

2) presenza di “rituali” (pulizia, lavaggio, pulizia, disinfezione), volti a tranquillizzarsi rispetto alla possibilità di contagio e/o a liberarsi dalla sensazione di disgusto. Tali rituali, coinvolgono spesso i familiari, che sono “costretti” dalla persona ad evitare luoghi “contaminati” e a lavarsi più del necessario.

3) pensiero magico: il paziente crede che potrà controllare l’andamento di certi eventi (es. non farò alcun danno a nessuno, i miei famigliari non si ammaleranno, non prenderò una malattia, ecc.) soltanto se metterà in atto una serie di comportamenti come ad esempio; ripetere una certa azione un numero di volte, contare, oppure vedere o non vedere certi oggetti, numeri o colori, ecc.

4) comportamenti di evitamento correlati allo sporco: le situazioni che possono avere a che fare con lo sporco o la contaminazione vengono costantemente evitate e temute

5) In alcuni casi la persona può manifestare delle preoccupazioni ipocondriache, compiendo visite ripetute ai medici, tali timori tendono a non placarsi nonostante le rassicurazioni mediche.

6) tendenza al controllo e al perfezionismo

Questo disturbo, causa un marcato disagio, inoltre i rituali di pulizia che il soggetto mette in atto, interferiscono con le normali abitudini della persona e con il funzionamento lavorativo (o scolastico), sociale e affettivo.

Nei casi più gravi, si possono passare talmente tante ore al giorno a compiere dei rituali che la persona non è più in grado di svolgere alcuna attività lavorativa o la realizza in modo discontinuo. Altre volte, invece, le persone affette da questo disturbo, debbono accontentarsi di mansioni a bassa responsabilità. Tale disturbo ha, infine, una naturale tendenza alla cronicizzazione; ne consegue che se non è curato in modo adeguato può influire pesantemente su tutto l’arco della vita della persona.

Come vincere le ossessioni?

Come Psicologo Psicoterapeuta a Milano e Novara mi occupo della terapia di questo disturbo d’ansia, nello specifico con la terapia cognitiva.

Nel trattamento di questo disturbo d’ansia, la terapia cognitivo-comportamentale si avvale di tecniche cognitive e comportamentali. La terapia cognitivo-comportamentale per la rupofobia fa uso di tecniche di esposizione, come per i disturbi d’ansia. Una prima forma di esposizione è quella che avviene in immaginazione, in essa si chiede al paziente di visualizzare mentalmente la scena che genera ansia.
 Gli esercizi prevedono la creazione di una scala di situazioni ansiogene che verranno affrontate attraverso gli esercizi di immaginazione partendo dalla quella meno disturbante.

Dal punto di vista comportamentale, la tecnica più indicata per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo è l’esposizione con prevenzione della risposta. Essa consiste nell’esporre gradatamente il paziente al pensiero, immagine o evento temuto e nel fare in modo che resista all’impulso di compiere il rituale. Ad es. si richiede alla persona che ha ossessioni di contaminazione di toccare una superficie impolverata senza mettere successivamente in atto i comportamenti ripetuti di lavaggio.

Questa graduale esposizione avviene in modo tale che il paziente non avverti un disagio eccessivo e non gestibile, inoltre il terapeuta non forzerà nessun esercizio che non sia stato prima concordato.
Con la graduale esposizione e nel corso del trattamento il paziente si renderà conto, così, che l’ansia si placa anche senza eseguire i rituali, solo più lentamente.

Il trattamento cognitivo comportamentale della rupofobia permette sia una riduzione del sintomo e delle ossessioni, sia una ristrutturazione cognitiva dei pensieri distorti e dei meccanismi mentali che sono alla base del disturbo. Quali ad esempio l’eccessivo senso di responsabilità,, l’eccessiva importanza attribuita ai pensieri, la sovrastima della possibilità di controllare i propri pensieri e l’eccessivo controllo sulle proprie emozioni, il timore di essere colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori, ecc.

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Riferimenti bibliografici:

Il disturbo ossessivo-compulsivo. Caratteristiche cliniche e tecniche di intervento. D. Dettore. Mc Graw-Hill, 2003. Milano.

Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il disturbo ossessivo-compulsivo. G. Melli Edizioni Ecomind – 2003

Articolo redatto da dott. Fausto Girone Psicologo Psicoterapeuta Milano, non è consentita alcuna riproduzione senza autorizzazione da parte dell’autore

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