“Se stiamo insieme ci sarà un perché”. I legami di attaccamento in età adulta

Crisi Di Coppia Psicologo A Milano

Ci sono tanti modi di amare, molti sono contorti, complicati, contradditori, in alcuni casi possono perfino causare disagio e sofferenza nella persona oggetto di questo amore.

Come terapeuta di coppia spesso incontro storie differenti e per usare alcune metafore letterarie.  C’è chi come il protagonista di una famosa opera di Shakespeare, Otello assale Desdemona con improvvisi scoppi d’ira. A provocare la sua rabbia basta un ritardo, uno sguardo rivolto altrove, una disattenzione della sua amataNonostante le rassicurazioni di Desdemona del suo amore per lui, Otello non riesce a sentirti rassicurato e confortato dalle parole e dagli abbracci e vuole stare con lei ogni minuto, non gli basta mai.

E poi c’è Luca, l’uomo che non deve chiedere mai, tratta con distacco ogni sua partner, si sente forte, autonomo, non ha bisogno di nessuno. Anche quando la sua partner si allontana, lui sembra essere indifferente. Oppure non si lega mai a nessuna, le sue storie sentimentali si fermano sempre alla fase del corteggiamento e così cerca di riproporre questo schema sempre con persone diverse.

Questi sono due semplici esempi per riflettere sul fatto che, esistono modi diversi di vivere l’amore, la passione e per spiegare queste differenze possiamo rifarci ad alcune teorie psicologiche, una di questa è la teoria dell’attaccamento. Secondo questa teoria, la nostra personalità, si forma anche attraverso le abituali interazioni sperimentate a partire dai primi anni di vita con le proprie figure di riferimento affettivo e di cura (in genere i genitori).

Attraverso questi primi legami, fin da piccoli, iniziamo a costruire delle idee su noi stessi e sugli altri; come siamo stati trattati dalle persone che si sono prese cura di noi (genitori ma anche nonni, zii, insegnanti, ecc.) influenza il modo in cui costruiamo l’immagine di noi stessi e degli altri.

La qualità delle relazioni affettive primarie è molto importante, in quanto esse fungono da prototipo per le relazioni in età adulta. Tendenzialmente relazioni felici, serene e sicure con i propri genitori portano alla costruzione di legami felici da adulti.

Alcuni effetti delle esperienze negative vissute durante l’infanzia possono essere corretti da altre relazioni emotivamente significative ad esempio: una relazione sentimentale, un’amicizia profonda, una psicoterapia. L’elemento comune fra queste relazioni è che esse permettono di sperimentare nuove modalità relazionali in grado di modificare le idee che abbiamo su noi stessi e sugli altri e sul mondo.

I molti studi effettuati in questo campo, ci dicono che il 75% della popolazione tende a ritrovarsi in legami o a costruire relazioni molto simili quelle in cui era coinvolto da piccolo con i propri genitori (che chiameremo per comodità figure di attaccamento o FDA).

Attraverso i primi scambi affettivi fra il bambino e le FDA, il piccolo comincerà ad elaborare in modo del tutto inconsapevole, una serie di aspettative e previsioni di come potrà reagire la sua mamma o il suo papà alle sue richieste di cura e conforto. Ad esempio potrà strutturarsi un’ idea di sé come quella di un bambino meritevole di attenzione e di amore e che gli altri saranno pronti a darglielo, oppure viceversa non tanto meritevole e che gli altri non sempre saranno presenti e disponibili.

Tali rappresentazioni mentali di sé e degli altri si organizzano in veri e propri schemi cognitivi-emotivi e funzionano nella mente del bambino in modo automatico e non consapevole. Questi schemi fanno parte della nostra personalità e influenzano inconsapevolmente il modo in cui viviamo e costruiamo le nostre relazioni sentimentali.

1) per chiarire meglio questi aspetti, prendiamo la storia di Andrea.

Da piccolo Andrea era un bambino molto amato dalla mamma, ad esempio quando andava al parco e gli capitava di cadere, come capita a tutti i bambini, la sua mamma accorreva prontamente verso il piccolo dicendo con tono preoccupato: “oddio tesoro ti sei fatto male, fammi vedere”. La mamma di Andrea è una donna molto premurosa ma anche un’ idea del mondo come un luogo pieno di pericoli e insidie. Con questa visione del mondo, nella gestione del figlio, cerca di limitarne i suoi movimenti a situazioni per lei estremante controllabili e conosciute. E’ tendenzialmente apprensiva e si allarma anche quando il piccolo, in realtà, non si trova affatto in una situazione rischiosa e pericolosa. 

A lungo andare questo comportamento della mamma insegna a Sergio due cose: il mondo è tendenzialmente un posto pieno di rischi e che lui è un bambino fragile non troppo in grado di cavarsela da sé. Per cui è bene cercare di avere sempre qualcuno vicino in grado di proteggerlo e aiutarlo qualora si presentasse un pericolo.

Ora ci stiamo focalizzando solo sulle mamme, ma naturalmente esistono anche i papà, e non solo; ci sono i nonni, gli zii, gli insegnanti e ognuno di loro influisce sui comportamenti del bambino e sul modo di relazionarsi a se e agli altri. Ma per semplicità prendiamo in esame solo il rapporto mamma-figlio.

Tornando al piccolo Andrea, egli è un bambino tanto carino, ma un po’ litigioso e qualche volta, ai giardini, gli altri bambini non lo fanno giocare. Allora si arrabbia o diventa improvvisamente triste e cerca il conforto dalla sua mamma. E qui succede una cosa strana, la mamma non lo accoglie, qui non vede alcun rischio e non si preoccupa per lui. Andrea insiste, vuole essere preso in braccio ma lei risponde: “Andrea smettila, non vedi che sto parlando con la signora? “Vai a giocare con i tuoi amichetti”!

Questa mamma è un po’ imprevedibile, sembra funzionare a corrente alternata, a volte premurosa e protettiva e altre volte indifferente o non disponibile. E allora Andrea, come tutti i bambini, programmato geneticamente ad ottenere vicinanza e protezione ogni volta che si sente a disagio o in pericolo, deve trovare una strategia. Una strategia che funziona per il piccolo in modo del tutto inconsapevole e determinata dalle emozioni del piccolo e chi manifesta nei comportamenti del figlio nei confronti della mamma. Se dovessimo tradurre questa strategia in una sorta di dialogo interiore del piccolo è come se dicesse: “la mamma mi ha insegnato che il mondo è pericoloso ed io sono un po’ vulnerabile. Ma ho anche imparato che quando ho bisogno di lei, a volte c’è e altre volte no. Ma io non posso rischiare, se mi succede qualcosa e la mamma non arriva, cosa posso fare? Piango più forte e piango spesso, la mamma prima o poi arriva e mi sta vicino”

E così impara ad enfatizzare le emozioni negative, soprattutto la rabbia, a fare continui capricci, così che la mamma non può non accorgersi di lui. Oppure impara a starle sempre vicino, attaccato a lei, a diventare controllante nei suoi confronti.

E così Andrea ma potrebbe essere anche Chiara (l’esempio è sia per gli uomini che per le donne) sulla base di queste prime esperienze affettive e relazionali, crescendo si è costruito una serie di idee su stesso e sugli altri.

Anche in questo caso alcune consapevoli, altre agiscono in modo del tutto inconsapevole.

In modo schematico possiamo sintetizzarle così: rispetto a sé, l’idea sarà quella di una persona amabile ma tendenzialmente fragile. Rispetto agli altri come generalmente non sempre affidabili e disponibili e rispetto al mondo come un luogo pericoloso. Sentirsi una persona fragile in un luogo tendenzialmente pericoloso lo porterà a cercare partner in grado di assicurare una certa protezione e presenza.

In una relazione sentimentale significativa, avvertire segnali di distrazione, diventa un’insicurezza non solo rispetto al rapporto ma anche rispetto a sé. Tali segnali, anche quando non sono interpretati come l’inizio di un possibile allontanamento del partner, sono comunque insostenibili in quanto rimandano ad un vissuto di ambiguità e imprevedibilità circa la presenza dell’altro.

Se da piccoli alzavano il tiro quando coglievano segnali di non interesse dagli altri, così si comportano da adulto nei confronti dei loro partner. E allora diventano persone gelose, possessive e controllante. Spesso, non riescono ad instaurare una relazione amorosa basata sulla fiducia, vivono in modo più o meno costante il timore di essere abbandonati o ingannati dal partner, questo causa notevoli problemi nella coppia. Per queste persone la situazione ideale è quella in cui avere una relazione in cui si sa sempre dove si trova e cosa sta facendo l’altra persona, cercheranno come compagni donne oppure uomini non troppo indipendenti e facilmente controllabili.

2) ora veniamo al secondo esempio, all’inizio di questo articolo, avevo usato come metafora lo slogan di una pubblicità di un profumo degli anni ottanta: “per l’uomo che non deve chiedere mai” .

Luca è l’uomo che non deve chiedere mai e anche lui da piccolo è andato al parco a giocare con gli amichetti sotto l’occhio della mamma o del papà.

Anche a lui sarà capitato di cadere per terra mentre giocava. E le prime volte si metteva a piangere e come tutti i bambini correva dalla mamma. Magari non si era fatto niente di grave ma i bambini piccoli se si sentono in pericolo o a disagio cercano protezione. Questa mamma, una volta dopo essersi accertata il bimbo sta bene fisicamente gli dice “su ora basta, non devi piangere sei un ometto, e gli uomini non piangono”. Sembra addirittura infastidita dal suo pianto.

Questa mamma vuole bene al suo bambino, ma ha l’idea che suo figlio non deve essere troppo frignone e dipendente da lei, anzi prima impara ad essere autonomo (anche nelle piccole cose), prima sa affrontare il mondo. E quindi, va bene consolarlo un po’, ma non troppo, poi è una mamma che non ama molto gli abbracci e le carezze, è un po’ distaccata. E allora dopo un po’ cerca di allontanarlo e gli dice: “su basta adesso, vai a giocare con gli altri bambini”. Anche se il piccolo, in quel momento desidera ancora star vicino alla sua mamma.

Nel tempo questa mamma si comporta sempre in modo coerente, a Luca non fa mancare nulla ma mi raccomando niente capricci e troppi pianti. E’ una mamma che difficilmente prende in considerazione le emozioni del bambino. Insomma è come se la mamma mandasse un messaggio implicito a suo figlio. Messaggio che suona come: “Ti amo, ti voglio bene, ma sei fai il bravo bambino, tranquillo e ubbidiente, ti amo ancora di più”. Lo stile di accudimento di questa mamma, è uno stile non basato sull’attaccamento e sull’affetto ma sulle lodi; loda il figlio quando ubbidisce, quando è bravo, quando va bene a scuola, ecc.

Così Luca impara ad essere un bravo ometto, quando c’è qualcosa che non va, non si lamenta, va bene a scuola, è ubbidiente, è autonomo (anche troppo), educato. Insomma un bambino perfetto, quelli che vorrebbero tutte le mamme. E’ però un bambino che per stare vicino alla sua mamma ha imparato a negare a se stesso e agli altri i suoi bisogni di conforto. Impara anche ad evitare di avere con lei troppo contatto. Sta alla giusta distanza dalla sua mamma. Anche per Luca il mantenimento della relazione con la mamma è fondamentale per assicurarsi protezione e presenza, ma in questo caso dovrà trovare una strategia differente da quella del piccolo Andrea (pianti e urla) perchè non funzionerebbe con una mamma come la sua. In questo caso la strategia inconsapevole e mediata dalla sue emozioni e da quelle della madre, potrebbe essere tradotta in una dialogo interiore di questo tipo: “Se mi avvicino troppo, lei potrebbe infastidirsi, arrabbiarsi o addirittura rifiutarmi, allora cerco di starle vicino ad una distanza tale da non infastidirla comportandomi sempre come lei si aspetta”

Chi ha avuto queste esperienze durante l’infanzia potrebbe avere un’idea di sé come una persona tendenzialmente poco amabile, che i propri bisogni e debolezze non vanno mostrati agli altri, che bisogna contare solo su di sé e che tendenzialmente ci si può fidare solo di se stessi. Possono essere persone che si costruiscono delle relazioni in cui è meglio non coinvolgersi troppo, troppa intimità possono dare fastidio. Hanno la convinzione profonda che le emozioni o vanno controllate o non vanno espresse, perché è segno di debolezza. Sono persone che non se la sentono di impegnarsi, vogliono sentirsi libere e autonome. Possono cercare partner con i quali condividere un amore ludico dove il sentimento non è mai troppo profondo perché questi soggetti non si lasciano mai troppo andare e tentano di controllare le loro emozioni. E appena avvertono che l’amore potrebbe sopraffarli, lasciano il partner. Sceglieranno partner simili, che non richiedono un’intimità, che non hanno mai imparato ad avere da piccoli un’intimità che potrebbe metterli a disagio.

Non vogliono impegnarsi, vogliono sentirsi liberi, stando ad una distanza ottimale. “Ne troppo vicino, ne troppo lontano”.

Queste persone potranno vivere relazioni sentimentali caratterizzate da sola passione: dove mancheranno le componenti di intimità e di impegno. Queste persone baseranno le relazioni più sull’idealizzazione dell’altro che non su quello che egli è in realtà.

Oppure in alcuni casi amori romantici (intimità e passione) ma senza impegno avendo appunto l’idea di dover comunque rimanere liberi e autonomi.

Certamente i vari Luca, Andrea, Chiara che abbiamo preso ad esempio, possono modificare il proprio modo di vedere sé stessi e gli altri, proprio attraverso una diversa relazione affettiva significativa. Relazionandosi quindi in modo completamente diverso rispetto a prima. Se ad esempio l’uomo che non deve chiedere mai, incontra una donna con la quale sperimenta la possibilità di esprimere le proprie debolezze ed emozioni in un rapporto caldo e affettuoso, oppure fa esperienza sul fatto che i propri bisogni sono altrettanto importanti come quelli degli altri, scoprirà un nuovo modo di essere se stesso.

3) Infine, potremmo prendere ad esempio Marco che delle relazioni con gli altri ha un idea di questo tipo: “ama il tuo prossimo come te stesso” in quanto lui si sente una persona che merita attenzione dagli altri e anche gli altri saranno in grado di attribuire un grande valore alla sua persona. Ma soprattutto gli altri sono persone di cui fidarsi in quanto da piccolo ha sperimentato una relazione calda e accogliente con una madre o un padre o entrambi che erano in grado di accogliere i suoi bisogni di cura e protezione (ma non iper-proteggendolo). Marco proprio perché si fida degli altri è in grado di riconoscere comportamenti che segnalano attenzione o rifiuto nei suoi riguardi, ed è in grado anche, se sta male, di esprimere quello che prova, in quanto pensa di sé di essere una persona degna di ricevere attenzione e amore dagli altri.

Presumibilmente nei suoi rapporti sentimentali si sentirà a suo agio nel condividere la propria intimità, saprà condividere con la persona amata il proprio mondo interno, in un rapporto di reciprocità emotiva.

Questo breve articolo, ha preso spunto dai contributi scientifici della psicologia e delle ricerche in questo ambito, al fine di illustrare in modo generale come costruiamo la nostra identità a partire dalle relazioni primarie e come queste possano fungere da prototipo per le relazioni sentimentali in età adulta.

Il triangolo dell’amore

In conclusione, propongo due semplici esercizi (tratto da Stenberg) che vi aiuteranno a riflettere sul vostro attuale rapporto di coppia.

Considerando tre componenti presenti in un rapporto di coppia:

  1. intimità: che vuol dire la presenza di sentimenti di confidenza, di unione e di affinità nel rapporto. poter contare sulla persona amata, darsi reciproca comprensione, condividere con la persona amata il proprio mondo interno, ricevere sostegno emotivo dalla persona amata, dare sostegno emotivo

  2. passione ovvero l’attrazione fisica e l’emotività all’interno della coppia

  3. impegno – il grado di impegno reciproco a conservare vivo il vostro rapporto di coppia

Esercizio N. 1

Pensate alla vostra attuale relazione sentimentale o se in questo momento della vostra vita non avete alcuna relazione, pensatene ad una passata che avete vissuto da adulti e che per voi è stata importante.

Considerate le tre componenti: intimità, passione e impegno

e provate a pensare, secondo voi, quanto sono distribuite le tre componenti. In questo rapporto c’è più passione e minore impegno e intimità? Oppure c’è solo impegno e intimità e manca la passione? Oppure c’è solo passione? Per voi come sono distribuite queste tre componenti?

Quando le avete ordinate disegnate metaforicamente il vostro triangolo dell’amore, in cui ogni lato rappresenta la singola componente.Ovviamente non è un esercizio di geometria per cui il triangolo non deve essere perfetto, è una metafora del vostro rapporto.

  1. Nel caso vi sia una componente che supera le altre, partite dalla prima (dalla componente più presente nella relazione) e disegnatela alla base, poi disegnate le altre

  2. Viceversa se due componenti hanno per voi la stessa importanza, disegnate alla base quella minore (la terza in ordine di importanza)

  3. Se pensate che le tre componenti siano uguali allora disegnate un triangolo equilatero (con i tre lati tutti uguali)

  4. Ad ogni lato del triangolo indicate di quale componente si tratta.

Ed ora a disegno ultimato, osservando il vostro triangolo che cosa ne deducete?

Esercizio N. 2

Ora pensate a come vorreste che fosse questo rapporto e con gli stessi criteri precedenti disegnate un altro triangolo a fianco di quello precedente.

Cosa dovrebbe cambiare per un rapporto più soddisfacente?

Per approfondimenti e riferimenti bibliografici:

Attili G. Attaccamento e Amore. Il Mulino. Bologna, 2007

Attili G. Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente. Normalità, patologia, terapia. Cortina Editore, Milano. 2007

Stenberg R.J., Barnes M.L., La psicologia dell’amore. Bompiani Editore.

Articolo redatto dal dott. Fausto Girone Psicologo-Psicoterapeuta Milano

Lascia un messaggio