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Alienazione

La Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS): caratteristiche e manifestazioni

Una separazione può essere un evento doloroso sia per i genitori che per i figli e ogni anno, 70.000 bambini entrano nel tunnel della conflittualità coniugale e giuridica: le loro sofferenze, e quelli dei loro genitori, sono in aumento.

In alcuni di questi casi, i figli di genitori in fase di separazione, possono manifestare un vero e proprio disturbo definito da R. Gardner, intorno agli anni ottanta, come “Sindrome da Alienazione Parentale” (PAS). Questo disturbo riguarda figli di genitori separati con un età fra i 7 e i 15 anni.

L’aspetto basilare di questo disturbo è il comportamento attivo di un genitore (definito da Gardner alienatore) che mette in atto un programma di denigrazione contro l’altro genitore (alienato). Tuttavia, secondo l’autore, non è una semplice questione di “lavaggio del cervello” o “programmazione”, poiché il bambino fornisce il suo personale contributo a questa campagna denigratoria. La sindrome di alienazione parentale è proprio dovuta a questa combinazione di fattori.

Sostanzialmente si tratta quindi di situazioni in cui il genitore alienante induce il bambino ad assumere una posizione nella campagna di denigrazione, del tutto immotivata, contro l’altro genitore. Spesso, il bambino si trova nella condizione di aver paura di perdere l’affetto del genitore più forte e prevaricatore (di solito quello affidatario), considerato l’unico punto l’unico punto di riferimento rimasto, in seguito alla separazione.

Quando la separazione avviene nel contesto giudiziale, la situazione può complicarsi ulteriormente. In tali contesti i figli coinvolti nel processo di separazione non sono liberi di vivere in modo sereno il rapporto con i genitori seguendo le proprie inclinazioni e/o preferenze, questa situazione può pregiudicare un sano sviluppo psicologico del figlio.

Gardner definisce tale situazione alienante come una sindrome, infatti essa si manifesta con una serie di sintomi che possono essere la causa di uno stato psicologico finalizzato all’esclusione di uno dei due genitori dalla vita del bambino, si manifesta appunto attraverso una vera e propria programmazione del genitore alienante nell’escludere dalla vita del figlio il genitore alienato. Dal punto di vista statistico si osserva che il comportamento alienante è messo in atto in maggioranza dalle madri, tuttavia recentemente è risultato frequente anche nei padri, a causa del maggior numero di affidi.

Per fortuna tale sindrome non è irreversibile, nel senso che nel momento in cui il genitore “programmante” cessa la sua campagna denigratoria nei confronti dell’ex-partner, la sindrome tende gradualmente a scomparire.

Vi sono altri casi in cui, l’alienazione non è relativa alle manovre del genitore alienante, ma potrebbe essere una risposta all’abuso o ad altre forme di trascuratezza, o magari al fatto di aver assistito a violenze domestiche. Esistono, inoltre, situazioni in cui l’alienazione coincide con il rifiuto o il senso di tradimento che il bambino sperimenta poiché il genitore si risposa o inizia una nuova convivenza (in questi casi si manifesta la cosiddetta “auto-alienazione del bambino”).

Secondo Gardner, la sindrome di alienazione parentale (PAS) si manifesta attraverso i seguenti sintomi primari:

1) campagna di denigrazione: il bambino partecipa in modo attivo alla campagna denigratoria nei confronto del genitore “bersaglio”, senza alcun rimprovero o punizione da parte dell’altro genitore.

2) il bambino tende a giustificare l’astio nei confronti del genitore alienato con motivazioni superficiali e irrazionali, oppure utilizzare accuse nei confronti del genitore prive di riscontri oggettivi.

3) mancanza di ambivalenza: i bambini che manifestano questa sindrome tendono a descrivere il genitore alientato con caratteristiche esclusivamente negative.

4) Fenomeno del pensatore indipendente: il bambino dice di essere autonomo nel prendere le sue decisioni e nel dare giudizi sul genitore alienato.

5) Appoggio al genitore alienante: il bambino preferisce essere dalla parte del genitore forte ed assumere il potere, in quanto non rischia così di essere vittimizzato, cosa che potrebbe temere se si alleasse con il genitore vittima, tendente a rimanere sempre più marginale.

6) Assenza del senso di colpa: i bambini coinvolti in questo processo di alienazione, non provano senso di colpa o empatia nei confronti del genitore alienato. Infatti, questi bambini, non si rendono effettivamente conto delle cattiverie che perpetrano al genitore bersaglio.

7) Scenari presi in prestito: spesso il bambino utilizza frasi ed espressioni apprese e suggerite dal vocabolario adulto ed eventi che non hanno mai vissuto e di cui è dubbia la veridicità.

8) Estensione dell’ostilità: i sentimenti del bambino si estendono anche alla famiglia d’origine del genitore bersaglio, all’eventuale nuova famiglia e agli amici.

Inoltre Gardner distingue 3 livelli di manifestazione della PAS (lieve, moderato, grave) e prevede trattamenti differenziali in base al livello di gravità manifestato. I tre livelli si riferiscono a modelli di funzionamento familiare in cui l’intensità verbalizzata e la qualità delle relazioni tra il minore ed entrambi i genitori sono i fattori principali nel determinare la gravità o meno del disturbo.

Nei casi medio-gravi è necessario adottare interventi psicoterapici, affinchè, attraverso di essi, si possa ristabilire nel bambino l’equilibrio psichico necessario per un sano sviluppo non solo dal punto di vista emotivo e affettivo ma anche sociale e relazionale.

In questo caso la psicoterapia ha anche la finalità di interrompere l’iter della sindrome e riunire il genitore alienato con il figlio/i. Durante il percorso terapeutico il bambino sarà aiutato a “disattivare” le modalità comportamentali, affettive e relazionali messe in atto dallo stesso durante la campagna di denigratoria e a recuperare i ricordi e momenti positivi vissuti realmente con il genitore alienato. Non sempre si tratta di un lavoro semplice, in considerazione del fatto che il bambino è come se avesse rimosso tutti i suoi ricordi positivi nei confronti dell’altro genitore.

Nei casi di PAS grave sono necessarie anche un’altra serie di misure stabilite con percorsi specifici dal Giudice (es. trasferimento della custodia primaria al genitore alienato oppure presso altra sistemazione, ecc.).Questo percorso graduale e non immediato (definito “Transitional Site Program”); viene appunto stabilito dal Tribunale e guidato da uno psicologo. La finalità è quella di facilitare la separazione tra genitore alienante e bambino e, parallelamente, un riavvicinamento con l’altro genitore.

Infine, nel evidenziare una situazione di PAS occorre tenere presente eventuali errori di valutazione: per esempio la preferenza per un genitore può non essere dovuta ad un processo di condizionamento o di denigrazione, ma a variabili biologiche, psicologiche o sociali, come il sesso del bambino e del genitore, lo status economico, l’età del bambino. Inoltre, in un momento critico come la separazione, alcuni sentimenti come l’ostilità e il rifiuto possono essere comuni nel bambino senza che egli debba essere necessariamente vittima di un condizionamento.

In conclusione, a fronte di una possibile situazione di PAS è necessario in primo luogo evitare di fare auto-diagnosi, bensì è preferibile affidarsi a professionisti specializzati nell’ambito della psicologia forense in grado di individuare e valutare accuratamente la presenza nel bambino di un reale disturbo da alienazione genitoriale.

Articolo a cura dott. Fausto Girone Psicologo-Psicoterapeuta Milano

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