“Ho paura di fare del male a qualcuno…” Quando un pensiero intrusivo può diventare un’ossessione

Ossessioni Cura Psicologo Milano

Ciascuno di noi ha fatto esperienza di pensieri intrusivi senza senso e in modo opposto al proprio modo abituale di pensare. Infatti, tutti gli esseri umani hanno a volte pensieri non desiderati e che non riescono a spiegarsi. Possiamo dire che capita a tutti di avere pensieri intrusivi, bizzarri e senza senso, quando succede, solitamente la persona riesce ad ignorare questi pensieri, considerandoli solo “rumore mentale”, la persona potrà dire a se stessa:” è solo un pensiero sciocco non lo farei mai”; qual pensiero non ha alcun senso”; così facendo esso se ne va rapidamente.

A differenza, chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo manifesta un rapporto differente con questi pensieri. Nel disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), vi sono dei sintomi precisi ovvero le ossessioni che sono definite come pensieri, idee, immagini intrusive che scatenano ansia, paura e malessere. Nel linguaggio comune queste sono descritte come fissazioni mentali o manie di controllo. In ambito psicologico si  definiscono invece come ossessioni. Il contenuto delle ossessioni è spesso privo di senso e bizzarro.

Fra i vari temi delle ossessioni, uno dei più invalidanti riguarda le ossessioni cosiddette “aggressive” che si caratterizza nel timore di poter fare del male o danneggiare intenzionalmente i propri cari.

Solitamente queste paure, come per altre ossessioni, si manifestano sotto forma di pensieri e/o immagini intrusive, ad esempio la persona si vede con un coltello in mano in grado di ferire intenzionalmente un proprio caro oppure una neo-mamma immagina di ferire o uccidere il proprio bambino.

Perché le ossessioni aggressive nel DOC sono angoscianti?

Le persone con DOC tendono ad interpretare i pensieri intrusivi come significativi, importanti e pericolosi. Ad esempio dicendo a se stesso: “se penso a qualcosa di cattivo deve essere vero”; se ho pensieri cattivi significa che sto andando fuori di testa”, ho proprio delle fissazioni mentali e non so come uscirne”. 

Inoltre il soggetto, teme di perdere il controllo di se e delle proprie azioni e agire in funzione dei pensieri e degli scenari presenti nella propria mente: “se ho pensato a questa cosa allora potrei farlo”.

Questo aspetto è definito fusione pensiero-azione (Rachman) ed è un meccanismo mentale secondo cui la persona rende equivalente pensare una certa cosa e poterla mettere in atto. Ad esempio, il soggetto potrebbe dirsi: “se ho pensato che potrei fare del male alla mia ragazza, non sono normale, ho delle manie compulsive; le persone normali non hanno questo tipo di pensieri, anzi penso di essere un criminale e quindi mi comporterò di conseguenza”.

Quando una persona interpreta i propri pensieri come minacciosi e/o pericolosi si sente angosciata, spaventata e ansiosa, inoltre essi invadono in modo consistente e costante la mente della persona per tutto il giorno, come fissazioni mentali. Più la persona cerca di allontanare questi pensieri più essi si presentano. Inoltre, spesso si sperimenta disprezzo nei propri confronti, e in alcuni casi questi stati mentali innescano veri e propri attacchi di panico.

Come dicevamo, questo tipo di disturbo si riscontra fra le donne in gravidanza, fra le neo mamme, ma possono interessare anche i papà. In questo caso il problema si manifesta in termini di pensieri o immagini intrusive che rappresentano se stessi mentre fanno del male al figlio neonato. Alcune ossessioni possono riguardare la paura di far cadere il proprio bambino mentre si tiene in braccio e di non saperlo accudire a causa della propria incompetenza, oppure il timore di annegarlo durante il bagnetto quotidiano o abusarne sessualmente, ecc.

Anche in questo caso i pensieri ossessivi causano un’intensa angoscia e notevoli livelli di sofferenza in queste mamme, che vivono un difficile conflitto fra i propri valori morali – generalmente sono persone con standard elevati – e questi pensieri ossessivi che le fanno sentire fuori controllo o delle persone malvagie e/o improvvisamente impazzite.

Inoltre, la sintomatologia correlata al DOC (ossessioni, rituali e compulsioni) può incidere negativamente sulle relazioni affettive. Sembrerebbe, che questi timori aumentino quando la mamma si trova da sola e in assenza di qualcuno in grado di controllarla o di impedirle di mettere in atto tali azioni.

Alcuni esempi di ossessioni nel DOC

  • Immagine di ferire o uccidere una persona amata
  • Pensiero di soffocare nel sonno il proprio compagno/a o il proprio bambino
  • La paura di avere comportamenti sessuali verso il proprio bambino
  • Idea di fare qualcosa di meschino a una persona anziana o ad un bambino
  • La paura in auto di urtare intenzionalmente contro altre vetture provocando un grave incidente
  • Impulso di investire un pedone che cammina troppo piano
  • La paura di avvelenare intenzionalmente il proprio partner o il proprio bambino
  • Bisogno di offendere un amico senza un motivo apparente
  • Impulso di dire qualcosa di cattivo o inappropriato a qualcuno

Quali soluzioni sono abitualmente tentate per gestire il disturbo?

Oltre al tentativo disfunzionale di scacciare i pensieri e le immagini intrusive, ma come abbiamo detto, ciò non produce l effetto desiderato, un’ altra strategia utilizzata da chi soffre di ossessioni è quello di attuare un monitoraggio continuo circa le proprie emozioni e sensazioni fisiche, alla ricerca di qualche segnale che possa confermare o meno il sopraggiungere di emozioni negative quali paura, rabbia, o possibile perdita di controllo di se. La costante focalizzazione sulla proprie sensazioni fisiche e spesso confusa con la conferma di essere o meno una persona malvagia e/o pericolosa o potenzialmente fuori controllo. Ad esempio un’improvvisa accellerazione del battito cardiaco o di un respiro affannoso viene interpretata dalla persona come la conferma di essere una persona “deviata“, ciò aumenta le proprie emozioni negative innescando un crescente circolo vizioso che attanaglia la persona nelle proprie ossessioni.

Per fronteggiare il timore del rischio di perdere il controllo e fare del male ai propri cari e le emozioni negative associate (ansia, senso di colpa, ecc.), la persona mette in atto comportamenti di evitamento e compulsivi, che agiscono da fattori di rinforzo e mantenimento del disturbo stesso. Infatti, se da una parte la strategia di evitamento ha un effetto di momentanea riduzione dell’ansia, dall’altra tale soluzione amplifica il problema perché più evitiamo, più confermiamo a noi stessi, l’idea di essere diversi dagli altri e di avere un problema di difficile soluzione.

Alcuni comportamenti di evitamento nel DOC:

  • evitare situazioni in cui ci si trova soli con bambini, anziani, animali o altre persone vulnerabili
  • evitare di entrare in contatto con lamette, coltelli, forbici, altri oggetti appuntiti, e/o eliminare tali oggetti da casa
  • evitare di guardare programmi televisivi o leggere articoli di giornale che trattano temi violenti
  • evitare di vedere film horror o thriller
  • delegare ad altre persone la preparazione dei pasti
  • evitare l intimità e/o di entrare in contatto fisico (es abbracciare)

Alcune persone che soffrono di un disturbo ossessivo-compulsivo, possono fare confusione fra quelle che sono le proprie preoccupazioni e i propri ricordi di eventi passati, non riuscendo a capire se ciò che passa per la propria mente appartenga ad un ricordo o a qualcosa che la persona ha semplicemente pensato. La persona può quindi essere convinta erroneamente di aver agito in passato cose tremende che ha pensato (es. aver rubato, aggredito qualcuno, aver compito gesti sessualizzati verso il proprio bambino).

Tale difficoltà di distinguere i pensieri dai fatti realmente accaduti succede in quanto le proprie ossessioni si presentano sotto forma di immagini vivide e dettagliate che sembrano essere più parti di un ricordo che pure fantasie seppur molto angosciose. Alla luce di ciò la persona, proprio per rassicurarsi del fatto di non aver commesso questi fatti orribili a conferma che siano solo falsi ricordi, cerca di mettere in atto una serie di controlli e di compulsioni. Inoltre come i comportamenti di evitamento, anche queste compulsioni mantengono e rinforzano il disturbo.

Alcuni esempi di compulsioni nel DOC:

  • chiedere agli altri rassicurazioni sul fatto di essere una brava e buona persona
  • cercare di cacciare i propri pensieri intrusivi e inaccettabili
  • cercare di auto-convincersi che non si agirebbe mai secondo questi pensieri
  • stringere maniglie o altri oggetti per assicurarsi che le proprie mani non agiscano azioni indesiderate
  • chiedere conferma ad altri di non essersi allontanati per un certo periodo da casa e di non aver commesso niente di male
  • tornare nei posti in cui si è stati di recente per verificare che non è successo niente di brutto
  • controllare le notizie per assicurarsi che non sia successo alcun crimine violento nelle vicinanze

    

Come uscire dalle ossessioni: la terapia cognitiva

E’ ormai ampiamente dimostrato dalla ricerca scientifica, che la terapia cognitiva è fra i trattamenti di elezione per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo, per cui è possibile guarire dalle ossessioni aggressive.

La cura delle ossessioni ha l’obiettivo in primo luogo di favorire nel paziente un rapporto differente con i pensieri intrusivi, sgradevoli, spesso bizzarri e privi di senso. Attraverso la terapia, la persona dovrebbe assimilare in primo luogo che questi pensieri ed emozioni negative sono accettabili, non pericolosi e non sinonimo di qualcosa che è accaduto o che potrebbe accadere in futuro. 

Durante la terapia il paziente impara ad approcciarsi in modo nuovo con la propria esperienza interna, ad esempio spostando l attenzione in modo deliberato e consapevole sul momento presente (questo attraverso specifici esercizi terapeutici) ed osservare gli eventi interni ed esterni nel loro divenire.

Questo graduale allenamento facilita la possibilità di non identificarsi con i propri pensieri ossessivi e di coltivare un atteggiamento di gentilezza verso se stessi, accettazione, senso di rilassamento e calma interiore.

Infine, un passo successivo nella cura del disturbo sarà di comprendere qual è il significato emotivo e la funzione del sintomo in quella specifica fase di vita, aumentando la conoscenza di sé, delle proprie emozioni e del proprio modo di essere, per riconoscere in modo autentico i propri bisogni (personali, affettivi, relazionali, ecc.) e imparare a perseguirli in modo flessibile e adattivo, migliorando la propria qualità di vita.

A cura dott. Fausto Girone Psicologo Como e Milano. Riproduzione non consentita

Per approfondimenti leggi anche: “Disturbo ossessivo-compulsivo: come uscirne con la terapia cognitiva”

Riferimenti bibliografici:

J.S. Abramowitz Disturbo ossessivo-compulsivo. Giunti O.S. Firenze – 2010

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