“Autolesionismo: cosa posso fare se mia figlia si taglia?”

Il fenomeno dell’autolesionismo si riscontra maggiormente fra le ragazze che utilizzano anche ad altri metodi quali colpirsi, graffiarsi, bruciarsi la pelle, o infierire su ferite o graffi procurati in precedenza e non ancora guariti. Le ferite possono essere procurate attraverso aghi, lamette, forbici ferro da stiro, sigarette, ecc. Spesso questi comportamenti autolesivi sono attuati in segretezza, la persona non ne parla con nessuno e le ferite sono nascoste per il timore dl giudizio

Ma come puoi accorgerti se tua figlia o una tua amica si tagliano?

Ci possono essere eventuali indicatori di comportamenti di autolesionismo in genere (cutting, ecc.). Un insieme di questi segnali potrebbero evidenziare un problema di autolesionismo:

– essere in possesso di oggetti taglienti (es. rasoi, aghi, forbici, lamette, ecc.)

– indossare magliette o camicie a maniche lunge in estate e comunque abiti non adatti alla stagione

– passare molto tempo in bagno o più del solito

– macchie di sangue sui vestiiti

– lividi, tagli o ferite che non trovano spiegazione

– ritiro sociale

– tendenza ad essere facilmente irritabile

– umore depresso

Come comportarsi in questi casi? In primo luogo può essere utile suggerire cosa non fare:

– non reagire con rabbia

– non fare commenti critici o colpevolizzanti

– non giudicare ma offrire comprensione

– non reagire con eccessivo allarmismo

– oppure viceversa non banalizzare ritenendo questi comportamenti solo come un’inutile richiesta di attenzione o come “un capriccio”

In realtà sono comportamenti che possono significare una profonda sofferenza ma che permettono a chi li mette in atto un momentaneo conforto. Anche se questo può sembrare incomprensibile, questo gesti sono il miglior modo che la persona pensa di poter attuare per far fronte alle proprie sofferenze ed emozioni negative in quel momento. Probabilmente non è orgogliosa di questo, anzi potrebbe provare vergogna e senso di colpa e forse potrebbe pensare che nessuno possa capirla come si sente in questo periodo della sua vita.

Se si vuole aiutare un amico o un figlio che si taglia, il primo passo è offrire sostegno il che significa, evitare punizioni o minacce, non è questione di volontà, altrimenti la persona avrebbe già interrotto i comportamenti di autolesionismo.

Offrire sostegno significa aiutarla a riconoscere il suo malessere e con accortezza incoraggiarla ad accettare l’intervento di un esperto psicoterapeuta in grado di fornire l’aiuto necessario.

A cura dott. Fausto Girone Psicologo Psicoterapeuta Milano

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