“Quando sto male mi taglio” Autolesionismo in adolescenza

Negli ultimi anni si assiste al manifestarsi in modo sempre più crescente, soprattutto fra i giovani dai 13 ai 25 anni, spesso ragazze, del fenomeno dell’autolesionismo (dalla letteratura anglosassone self-injury ovvero ferirsi oppure self-cutting in italiano tagliarsi) che consiste nel procurarsi tagli superficiali sulle braccia, gambe, addome, ecc.

Solitamente questo comportamento presenta scarsa pericolosità, in quanto non vi è intenzione di suicidio, anche se non va assolutamente sottovalutato. Lautolesionismo è stato associato ad ansia, depressione e in alcuni casi all’ uso di alcool e cannabis. In altri casi si riscontra anche in associazione con disturbi alimentari e disturbo bordeline di personalità.

Questo fenomeno si osserva con maggiore frequenza fra le ragazze che spesso ricorrono anche ad altri metodi quali: graffiarsi, colpirsi, bruciarsi la pelle, o infierire su ferite o graffi procurati in precedenza e non ancora guariti. Le ferite possono essere causate con aghi, lamette, forbici ferro da stiro, sigarette, ecc. Spesso questi comportamenti autolesivi sono attuati con estremo riserbo, la ragazza non ne parla con nessuno e le ferite sono nascoste per il timore dl giudizio. In merito a questi comportamenti, le giovani pazienti riferiscono pensieri del tipo: “penseranno che non sono normale, che sono matta?” O che ho qualcosa che non va?” “Se lo sapranno si preoccuperanno oppure si arrabbieranno con me”.

Secondo la mia esperienza clinica, gli eventi che precedono l’atto di ferirsi riguardano momenti di rifiuto, separazione, fallimento, o al non sentirsi accettati e riconosciuti dagli altri. Questi eventi possono innescare ulteriori stati emotivi negativi, come ansia, sensazione di vuoto, rabbia, disperazione, che sono spesso descritti come intollerabili e non gestibili.

In questi casi tagliarsi diventa una strategia (disfunzionale, che però funziona al momento) per esprimere e controllare queste emozioni. In altri casi la persona può sentirsi distaccata, estranea dalla realtà e dal proprio corpo. Spesso le pazienti riferiscono che durante l’agito non vi sono sensazioni dolorose e dopo riportano un abbassamento della tensione e dello stato emotivo negativo. A quest’abbassamento della tensione segue però senso di colpa e/o vergogna per il gesto compiuto.

In letteratura (Harrington&Saleem, 2002; Morris et al. 2013) si evidenzia che la psicoterapia cognitiva comportamentale può risultare efficace nel trattamento di questo disturbo.

Il percorso psicoterapeutico si focalizza principalmente su interventi mirati a:

– riconoscimento da parte del paziente delle emozioni e pensieri disfunzionali associati e/o preceduti dagli episodi di autolesionismo

– sviluppo di una maggiore consapevolezza di sè e delle proprie capacità di gestire le emozioni negative

– favorire strategie più funzionali nella gestione dei problemi e delle situazioni stressanti

Articolo a cura dott. Fausto Girone Psicologo Psicoterapeuta Milano

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